Maschera grida Palestina libera alla Scala davanti a Meloni, 24enne licenziata e polemica per la decisione

Una maschera della Scala grida Palestina libera davanti alla premier Giorgia Meloni: la giovane viene licenziata, infuria la polemica

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Il 4 maggio, durante un concerto alla Scala con la presenza della premier Giorgia Meloni, una maschera del teatro ha gridato “Palestina libera” ed è stata licenziata pochi giorni dopo. La decisione ha scatenato reazioni politiche e sindacali, con accuse alla direzione del teatro di autoritarismo e di restrizione della libertà d’espressione.

Lo slogan pro Palestina alla Scala della maschera

Come riporta La Repubblica, il gesto è avvenuto poco prima dell’inizio del concerto per la 58ª edizione dell’Annual Meeting della Asian Development Bank, mentre la presidente del Consiglio Giorgia Meloni entrava nel Palco Reale.

La giovane maschera, studentessa di 24 anni, ha gridato dalla prima galleria “Palestina libera” e ha tentato di srotolare uno striscione. È stata immediatamente portata fuori dalla sala.

palestinaFonte foto: IPA

Una manifestazione pro Palestina a Milano

Pochi giorni dopo è arrivato il licenziamento, con una comunicazione firmata dal sovrintendente Fortunato Ortombina. Secondo il sindacato Cub, la motivazione ufficiale riguarda la “violazione degli ordini di servizio” e “l’abbandono del posto di lavoro”.

La direzione avrebbe contestato alla dipendente il tradimento della fiducia, aggravato dal fatto di aver cambiato posizione all’interno del teatro senza autorizzazione.

Le reazioni politiche e sindacali

La decisione ha sollevato un’ondata di reazioni. Il sindaco di Milano Beppe Sala, che per statuto è anche presidente del teatro, ha promesso un confronto con la direzione.

Pierfrancesco Majorino, capogruppo del Pd in Regione Lombardia, ha parlato di un provvedimento “assolutamente spropositato”.

Il sindacato Cub, affiancato da Cgil, Cisl, Uil e Fials, ha convocato un’assemblea per valutare le prossime azioni: tra le proposte, uno sciopero o la possibilità di srotolare – questa volta con il consenso del teatro – uno striscione con la scritta “Cessate il fuoco, fermate i massacri”.

Il Cub: “Licenziata per compiacere Meloni”

Il cuore della questione resta il confine tra diritto di manifestare il proprio pensiero e rispetto del contratto di lavoro. Secondo Radio Onda d’Urto, la maschera è stata portata nel foyer, poi all’esterno, e infine sospesa.

Il provvedimento è stato inizialmente trattato come un semplice richiamo disciplinare, ma si è poi trasformato in licenziamento. “Lei ha seguito la sua coscienza”, sostiene il Cub, denunciando un clima di autoritarismo gratuito e una volontà punitiva rivolta a “educare per intimidire”.

Nel comunicato si accusa la direzione di agire “per compiacere Meloni”, colpendo chi tenta di denunciare la complicità del governo italiano rispetto a quanto accade a Gaza.

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